Quando l'AI ha smesso di essere solo matematica
- Delio Iazzetti

- 23 gen
- Tempo di lettura: 2 min
Aggiornamento: 24 gen
L'Intelligenza Artificiale non è nata ieri. È nata il giorno che è nato il primo algoritmo.

C'è una parola che, negli ultimi due anni, si è infilata ovunque: Intelligenza Artificiale. La dicono a cena, la scrivono sui giornali, la usano per vendere elettrodomestici. E tutti, come per riflesso, pensano: «Ah, questa roba nuova, rivoluzionaria». Peccato che non sia nuova. È solo... vestita meglio.
Torniamo al 1962: Frank Rosenblatt presenta il Perceptron, una rete neurale che impara. Nessuno lo chiama ancora AI, ma è già lì: un cervello di silicio che prova a capire il mondo. Saltiamo al 1964: ELIZA, il primo chatbot, ti risponde da terapeuta. Non aveva emozioni, aveva solo pattern. Eppure, la gente ci rideva, piangeva, ci parlava ore. Perché? Perché sembrava umana. Già allora, insomma, l'algoritmo aveva una voce.
Oggi, la differenza è una sola: l’AI ha imparato a guardarti negli occhi. Non è più un motore che ronza in un server. Ora ha un timbro di voce, un tono ironico, una pausa. Ti chiede «come stai?» e tu, per un millisecondo, pensi che gliene importi davvero. Non è magia: è pattern-recognition a velocità luce, è un milione di conversazioni digerite in silenzio. Ma il risultato è che non cerchi più «Viaggio in Islanda» su Google, chiedi direttamente a voce: «Alexa, mi cerchi le soluzioni di viaggio per l’Islanda?». E lei ti risponde come un’amica. Il vero salto non è tecnologico, è psicologico. Prima usavi l’algoritmo, ora gli parli.
Quindi no, l'AI non è nata due anni fa. È nata con il computer, ha camminato accanto a noi: prima zoppa, muta, lontana. Poi ha imparato a correre. Oggi ha preso il nostro accento, ha studiato il nostro ritmo. E sta assecondando una tendenza sempre più diffusa: darci un'alternativa al dialogo con gli esseri umani. Perché mai confidare un segreto a un amico (che magari ti sta ascoltando solo per educazione), se puoi farlo con CHAT GPT che ti risponde in modo più rapido e competente?.
Forse, un domani parleremo con l'AI non perché siamo soli, ma perché è diventato normale. E a quel punto, non sarà più una sconfitta sociale. Sarà solo... il nuovo standard.




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